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Salute. “Collirio della Montalcini”: arriva approvazione europea e diventa un farmaco

Il Comitato per i Medicinali per uso umano dell’EMA approva l'uso della proteina scoperta dal Premio Nobel per la medicina. Un medicinale sviluppato made in Italy e prodotto da una farmaceutica italiana per la cura della cheratite neurotrofica.

La valutazione da parte della Commissione Europea è avvenuta con una procedura accelerata per i rischi legati alla patologia e per la mancanza di valide alternative terapeutiche.
La cheratite neurotrofica è, infatti, una malattia rara, per la quale non esistono trattamenti soddisfacenti, e che può portare alla progressiva perdita della vista attraverso una rapida degenerazione della cornea legata a un danno al nervo trigemino.
Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la medicina, alla fine degli anni Novanta, aveva potuto osservare gli effetti positivi del nerve growth factor (Ngf), la proteina scoperta nel suo laboratorio,
su una piccola paziente.
Lo studio sulla proteina è continuato in tutti questi anni nei laboratori italiani ed è stato intrapreso da una casa farmaceutica, Dompè, che ha deciso di investire nello sviluppo della terapia per la cheratite neurotrofica.
Il collirio a base di Ngf, grazie all'approvazione della Commissione Europea, sarà - a seconda del tempo di recepimento dei singoli Stati - una terapia disponibile per tutti i pazienti.
Cenegermin, questo il nome del principio attivo del farmaco, è una versione del tutto simile alla proteina naturalmente prodotta dal corpo umano ma, realizzata in laboratorio è quindi resa più stabile e pura grazie a un processo produttivo biotecnologico messo a punto dalla casa farmaceutica italiana. Il farmaco stimola lo sviluppo, il mantenimento e la sopravvivenza delle cellule nervose e per questo aiuta a ripristinare i normali processi di guarigione dell'occhio e riparare il danno della cornea nelle persone affette da cheratite neutrofica moderata e grave.
Cenergermin è totalmente italiano: non solo è stato sviluppato in Italia a partire dalle ricerche di Rita Levi Montalcini, ma è stato messo a punto presso il Polo di Ricerca e Produzione Dompé dell’Aquila grazie alla tecnologia del Dna ricombinante, con l’utilizzo di batteri in cui viene introdotto un gene (Dna) che consente ai batteri stessi di produrre il fattore di crescita nervoso umano.
“L’origine della cheratite neurotrofica è legata a un danno al nervo trigemino – uno dei nervi responsabili dell’integrità anatomica e funzionale dell'occhio –, che può condurre alla perdita di sensibilità corneale”, afferma Leonardo Mastropasqua, direttore del Centro Nazionale di Alta Tecnologia in Oftalmologia Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti-Pescara. “Nelle sue forme più gravi può portare a ulcere, necrosi asettica e perforazioni corneali, con conseguenze sulle capacità visive di chi ne soffre”. Colpisce meno di 5 persone su 10.000 e per la quale non esistevano, ad oggi, farmaci approvati.
“Considerate la gravità della patologia e la mancanza di valide alternative, poter disporre di un’opzione terapeutica in grado di intervenire sulle lesioni corneali appare di grande importanza per la comunità di oftalmologi e per i pazienti stessi”, conclude Mastropasqua.

 

 
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